lunedì 9 agosto 2010

Curriki

Manca poco più di un mese all'inizio delle scuole e se da un lato gli studenti si disperano per i troppi compiti a casa ancora da terminare, dall'altro i genitori si disperano perché stanno iniziando ad arrivare i libri di testo dell'anno.

Non ho numeri precisi in merito, ma esiste da sempre la vergognosa consuetudine di aumentare ogni anno il costo dei libri di testo pressoché identici rispetto all'edizione dell'anno precedente; spesso le uniche differenze che si riscontrano sono nell'impaginazione.

Da un lato il malcostume degli editori, dall'altro il concorso di colpa più o meno consensuale degli insegnati obbligano le famiglie a sborsare parecchi euro per mandare i figli a scuola.

Il problema non riguarda solo l'Italia, ma anche gli USA dove però qualcosa si sta muovendo positivamente sia per le famiglie sia per la comunità open source.

Nei giorni scorsi è apparso sul New York Times un lungo articolo-intervista sul progetto Curriki.

Curriki è un portale educativo che si distingue da altri siti affini, perché offre materiale per interi corsi di studio; tutti i testi, rivisti e corretti da un team di esperti, sono scaricabili e stampabili gratuitamente.

Quello di Curriki non è l’unico esperimento di editoria scolastica open source, in America ve ne sono molti altri, che incontrano alterna fortuna.
Il problema principale di chi vuole provare ad aggirare le lobby dei produttori di contenuti educativi, è quello di convincere gli insegnanti e le scuole dell’attendibilità e della qualità del materiale prodotto.

Dietro a tutti questi progetti ci sono sponsorizzazioni importanti e personaggi di rilievo (dietro il progetto Curriki c’è l’ex amministratore delegato di Sun Microsystems, Scott Mc Nealy), ma questa potrebbe essere un'esperienza da cui trarre spunti interessanti per una realizzazione anche italiana, basterebbe volerlo.

lunedì 5 luglio 2010

Firefox alla conquista!

Il browser è forse lo strumento più utilizzato da chiunque utilizzi un pc e questo spiega l'importanza che riveste nel mondo del software.
Il browser è quella cosa che ci permette di navigare in internet e deve essere veloce, facile da utilizzare e sicuro.
Non a caso si sente sempre più spesso parlare di "Guerra dei browser". Nonostante il fatto che IExplorer sia ancora il browser più utilizzato per ovvi motivi (è già installato sulle nostre macchine) una moltitudine di altri software è nata e si è sviluppata negli anni e col tempo fino ad avvicinare e poi superare IExplorer sia dal punto di vista delle funzionalità sia da quello della velocità sia da quello della sicurezza.
L'alternativa in assoluto più importante è Mozilla Firefox, ma ne esistono anche altre tra cui la più recente e forse promettente è Chrome di Google.
Entrambe le alternative hanno l'importante caratteristica di essere software Open Source, liberamente scaricabili, modificabili e distribuibili.
Firefox, sfruttando il fatto di esistere da anni sta ottenendo una serie di successi indiscutibili e importanti per tutta la comunità che crede nel FLOSS.
Ultimo successo in ordine cronologico è la decisione di IBM di adottare proprio Firefox come browser predefinito su tutti i computer aziendali.
Qui è possibile leggere l'elenco delle motivazioni che hanno spinto IBM a prendere questa importante decisione.

In breve l'dea di Bob Sutor, vice presidente del dipartimento Linux e Software Opensource, si può riassumere in questi punti:
  • Firefox è straordinariamente conforme agli standard e l'interoperabilità attraverso gli standard aperti è fondamentale per la strategia di IBM.
  • Firefox è Open Source e il suo programma di sviluppo è gestito da una comunità non legata a un'entità commerciale.
  • Firefox è sicuro ed una comunità di esperti continua a svilupparlo e a mantenerlo.
  • Firefox è estensibile e può essere personalizzato per applicazioni particolari.
  • Firefox è innovativo.
Risulta difficile non corcordare con queste affermazioni.
A voi la scelta!

lunedì 28 giugno 2010

Open Source aziendale

Uno studio della società di consulenza Accenture cerca di creare un quadro esaustivo del ruolo e dell'utilizzo dell'Open Source in ambito aziendale.

Accenture ha intervistato circa 300 aziende del settore pubblico e privato per cercare di definire la loro propensione all'Open Source.

I risultati sembrano incoraggianti e significativi e si possono sintetizzare:
  • l'80% afferma di voler incrementare gli investimenti nel settore
  • il 69% di coloro che utilizzano l'Open Source dichiarano che lo reputano più sicuro e più rapido negli aggiornamenti
  • il 70% lo reputa più affidabile
  • il 40% afferma di voler migrare all'Open Source nel corso dell'anno
Sembra tuttavia che le aziende private siano più ricettive e coscienti dell'importanza del fenomeno che si trasforma in opportunità rispetto alle aziende pubbliche che invece fanno più fatica a capirne l'importanza.

giovedì 10 giugno 2010

MaltaOS

Il governo di Malta, il 1 giugno 2010, ha reso pubblica una direttiva riguardante l'utilizzo del software Open Source all'interno degli apparati di governo: la Open Source Software Directive.

Già la pubblicazione di una direttiva dedicata è di per se' motivo di positivo interesse, se a questo si aggiunge che questa impone il privilegiare l'utilizzo e lo sviluppo di software open source per ciò che concerne i settori pubblici, allora la notizia diventa rilevante per tutta la comunità.

Malta adotterà soluzioni Open Source preferibilmente di lingua inglese preferendo l'utilizzo dei software presenti nei repository dell'Open Source Observatory and Repository e/o imponendo la licenza Open Source europea EUPL per i programmi sviluppati internamente.

Inoltre la direttiva obbliga chi sviluppa soluzioni per lo Stato a fornire prove certe nel caso NON si possano utilizzare software Open Source.

Insomma, il governo di Malta scopre le carte e si schiera apertamente a favore dell'Open Source.
Non mi è dato sapere il vero motivo della scelta, mi piace pensare che sia "filosofico" anche se la realtà porta a pensare che un eventuale risparmio economico abbia avuto un peso rilevante.

In tutti i casi l'importante è iniziare, provare, utilizzare per poi non poterne più fare a meno.

giovedì 20 maggio 2010

L'Open Source che avanza

Siamo abituati a parlare di software Open Source installato sui classici pc, ma il perimetro di applicazione è molto più ampio e oggi ne porteremo due esempi.

Il primo è l'utilizzo di software libero a codice aperto negli smartphone.
Android, software Open Source di Google, è ormai un sistema operativo consolidato e in continua evoluzione come dimostrano i dati pubblicati proprio ieri da Gartner.
Infatti, se da un lato è vero che Google ha deciso di stoppare la vendita in proprio dello smartphone Nexus One, dall'altro la quota di mercato dei telefonini Android negli Stati Uniti ha superato per la prima volta quella degli iPhone di Apple.
Tralasciando i numeri, mi pare che la notizia sia una positiva conferma della bontà della filosofia.

Il secondo è il sodalizio che si sta creando tra due mondi che paiono molto distanti, ma così non sono: il mondo del software Open Source e il mondo dell'automobile.
Tutto questo grazie a Fiat brasiliana e ad un progetto denominato Mio.
Il progetto Mio infatti, rilasciato sotto licenza Creative Commons, è in pieno stile web 2.0 perché apre completamente le porte alla comunità on line per realizzare una concept car che si chiamerà appunto Fiat Mio e che sarà poi presentata al Salone dell'Auto di San Paolo nel prossimo ottobre.
Cosa uscirà fuori da tutto questo delirio è presto per dirlo perché il sito è piuttosto complicato e aperto a tutte le idee, dalle più folli alle più concrete, ma se l'esperimento andrà a buon fine darà vita ad una nuova concezione di auto.

venerdì 16 aprile 2010

Legge regionale n. 9 del 26 marzo 2009

Torniamo a commentare la Legge regionale n. 9 del 26 marzo 2009 approvata dal consiglio regionale della regione Piemonte.

Poco più d'un anno fa il Consiglio della Regione Piemonte approvava una Legge che stabiliva: "... la Regione nella scelta dei programmi per elaboratore elettronico, privilegia i programmi appartenenti alla categoria del software libero e i programmi il cui codice è ispezionabile dal titolare della licenza." (art. 6 co. 2°).

Se da un lato la scelta veniva accolta con entusiasmo dai sostenitori del software libero, dall'altro la Presidenza del Consiglio dei Ministri, non avendo problemi più gravi ed urgenti di cui occuparsi, impugnava questa norma chiedendo alla Corte Costituzionale di dichiararla illegittima.

Se da un lato la Corte Costituzionale ha ritenuto, a ragione, illegittimo l'articolo 1 comma 3 di cui ho espresso il mio giudizio nel post precedente, ha altresì ribadito che la preferenza per il software libero è legittima e rispetta il principio della libertà di concorrenza.

In sostanza, secondo la Corte, preferire Software Libero non viola la libertà di concorrenza, in quanto la libertà del software è una caratteristica giuridica generale e non una caratteristica tecnologica legata a uno specifico prodotto o marchio: questa sentenza mette a nudo l'inconsistenza degli argomenti di quanti, fino ad oggi, si sono opposti all'adozione di norme che favoriscono il software libero argomentando che confliggono con il principio di "neutralità tecnologica".

Si potrebbe addirittura considerare questa sentenza come una sentenza storica in Italia nel suo genere.

Un'ulteriore riflessione deve essere rivolta al fatto che per sancire un diritto di scelta sia stata necessaria una sentenza della Corte costituzionale in risposta alle critiche di illegittimità del Consiglio dei Ministri.
Tali critiche risultano essere ancora più gravi se si considera il fatto che si sarebbero voluti imporre software proprietari e con costi elevati.


A corredo i link alla legge regionale e alla sentenza della Corte Costituzionale:






martedì 13 aprile 2010

Sviste e Sentenze

La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo l'articolo 1 della legge regionale n. 9 emanata dal Piemonte il 26 marzo 2009, tale disposizione riguarda l'adozione e la diffusione del software libero e la portabilità dei documenti informatici nella pubblica amministrazione e, seppur affermando di voler garantire la diffusione del software libero, ne "dimentica" le caratteristiche.

All'articolo 1, comma 3, della legge bocciata si legge che "alla cessione di software libero non si applicano le disposizioni di cui all'articolo 171-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633".
Un insieme articolato e incomprensibili di numeri, leggi e commi per stabilire che non si sarebbero dovute applicare le disposizioni della normativa nazionale a protezione del diritto d'autore.

E' grave, sopratutto per chi si interessa dell'argomento e vi legifera, confondere il software libero con un'assenza di diritti da parte dell'autore, arrivando a ritenere che una ridefinizione delle regole del gioco della proprietà intellettuale come quella effettuata dalle licenze open corrispondesse ad un'assenza di regole.

Le licenze Open Source non sono state quindi considerate vere e proprie licenze dimenticando e non riconoscendo, in pratica, il valore del fattore virale delle licenze di software libero, caratteristica che gli permette di rimanere tale anche nelle sue successive modifiche imponendo l'obbligo di ri-diffusione sotto la medesima licenza, e le altre disposizioni stabilite a sua tutela.

Eppure le controversie che chiamano in causa licenze Open Source crescono in numero esponenziale anche se spesso si concludono con un accordo tra le parti.
Altre volte assistiamo ad una condanna per la controparte che viola tali licenze (riconosciute quindi tali a pieno diritto).


Un caso concreto ed attuale è la condanna dell'azienda francese Edu4, condannata da una corte d'appello per violazione della licenza GNU GPL.

Nel 2000, infatti, Edu4 aveva equipaggiato diversi PC utilizzando una versione derivata di Virtual Network Computing (VNC) per consentire agli educatori di amministrare a distanza le macchine.

Tuttavia l'azienda non aveva rilasciato il codice sorgente del software modificati, come invece è previsto dalla GPL e come richiesto espressamente dall'associazione.
Nel 2002, inoltre, avrebbe messo a disposizione del codice che non corrispondeva alla versione installata nel 2001 e inoltre, secondo l'accusa, avrebbe modificato la licenza del programma cancellando il riferimento alla GPL e attribuendosi la paternità delle tecnologie libere VNC.

Questa sentenza riconosce la concretezza e la viralità delle licenze Open Source stabilendo inoltre che l'autore di un software libero non è l'unico ad avere il diritto di far valere il rispetto del diritto d'autore, soprattutto se di mezzo vi sono clausole di una licenza, che oltre al diritto d'autore chiama in causa le due parti, licenziante e licenziatario.