martedì 3 novembre 2009
Pillole di ipocrisia
Questo perchè tale provvedimento è arrivato dopo la lunga azione di lobbing esercitata dai legali della Disney.
Il 15 maggio 1928 ci fu la prima apparizione, in un breve cortometraggio, di Mickey Mouse. Con la vecchie normativa il Copyright su queste opere degli anni ‘20 sarebbe scaduto nel 2003 (1928 + 75 anni).
Grazie al Mickey Mouse Act il copyright è stato esteso fino al 2023.
Ma se una simile disciplina fosse già esistita all’inizio del ‘900 nemmeno Walt Disney avrebbe conosciuto la sua fortuna.
Da sempre la sua azienda ha attinto, in modo consistente, dall’opera altrui. E tutto questo è avvenuto al di fuori dei rigidi vincoli oggi previsti per il Copyright.
Molte opere della Disney si sono liberamente ispirate alla ricca tradizione delle fiabe popolari e d’autore: dai racconti di Andersen ai fratelli Grimm.
Ma oggi, grazie alla normativa vigente, nessuno potrebbe fare lo stesso con le opere della Disney.
Se la legge attuale fosse già stata in vigore a metà del ‘900 Disney non si sarebbe potuto liberamente ispirare, come fece nel 1940, alle Avventure di Pinocchio la cui prima uscita fu nel 1881.
Lo stesso dicasi per “Il Libro della Giungla” il cui cartone animato uscì nel 1967, solo 31 anni dopo la morte di Kipling.
venerdì 30 ottobre 2009
Copiami a sinistra
Cercando di dare una definizione semplice e chiara al concetto di copyleft, possiamo dire che si tratta di un modello alternativo di gestione dei diritti d'autore, che opera - a differenza del modello tradizionale - in un'ottica non esclusiva e non standardizzata e che deriva originariamente dalla libera scelta dell'autore. Esso si realizza in concreto grazie all'applicazione di alcuni contratti-licenza che disciplinano la diffusione dell'opera e chiariscono a quali condizioni essa può essere condivisa, modificata, commercializzata.
"Ma se chiunque può copiare i vostri libri e fare a meno di comprarli, voi come campate?" Questa domanda ci viene fatta sovente, il più delle volte seguita da quest'osservazione: "Ma il copyright è necessario, bisogna pure tutelare l'autore!".
Questo genere di enunciati rivela quanto fumo e quanta sabbia la cultura dominante (basata sul principio di proprietà) e l'industria dell'entertainment siano riuscite a gettare negli occhi del pubblico. Nei media e negli encefali imperversa l'ideologia confusionista in materia di diritto d'autore e proprietà intellettuale, anche se il rinascere dei movimenti e le trasformazioni in corso la stanno mettendo in crisi. Fa comodo solo ai grassatori e ai parassiti d'ogni sorta far credere che "copyright" e "diritto d'autore" siano la stessa cosa, o che la contrapposizione sia tra "diritto d'autore" e "pirateria". Non è così.